Uno dei primi colloqui di lavoro l’ho fatto al Te Rūnanga Group, il braccio economico della ricchissima iwi Ngāi Tahu, la tribù dell’Isola del Sud.
La mail di invito alla interviù mi avvisava che, se volevo, potevo farmi accompagnare dalla mia whānau (famiglia) e che il panel mi avrebbe accolta con un breve mihi. Come si dice: donna avvisata… Certo, solo che all’epoca non ero molto familiare con le tradizioni māori e quindi, quando la responsabile delle risorse umane mi accolse porgendomi la mano e avvicinando il suo viso al mio, io le schioccai due bei baci rumorosi sulle guance. Poi, quando finalmente il mio cervello iniziò a macinare, mi sovvenne la balzana idea che – dico forse – ad un colloquio di lavoro presso l’estensione commerciale di una tribù māori, il cui scopo è la crescita, lo sviluppo e la tutela della cultura māori, non erano propriamente baci quelli che mi voleva dare, ma – oh. forse, eh! – stava tentando di accogliermi con un hongi.

Ah, l’hongi! Così intimo e così evocativo: porgi la mano destra, appoggi quella sinistra sulla spalla del tuo nuovo amico, poi ti avvicini fino a che le punte dei vostri nasi non si toccheranno e a quel punto – con delicatezza – puoi appoggiare la fronte e condividere  il respiro della vita (“ha“).
È un gesto attento e misurato, pensato e accorto. Quanto meno per evitare di far cozzare le teste.
È profondo e intenso, da fare rigorosamente con gli occhi chiusi. Ma, allo stesso tempo, è rapido: mica ci devi passare ore su quel naso, suvvia!


La tradizione dell’hongi rievoca la leggenda māori della creazione della prima donna, Hineahuone. Il Dio creatore Tane-Mahuta, figlio di Ranginui (il Dio del Cielo) e Papatuanuku (la Dea Terra), volendo una compagna decise di crearne una. Così – dopo aver eseguito una potente karakia (preghiera) – modellò la sua futura moglie con l’argilla presa dal sacro suolo di Kurawaka. Infine le soffiò la vita attraverso le narici.
L’hongi è l’abbraccio sacro che trasforma i due in uno, è una tradizione da preservare.

They’ve taken away our hongi
They’ve taken away our hongi
Replaced it with a kiss
A “there you go little lady kiss”
While the fulla next to me gets the works
Spose I should be grateful it’s no more noses
No flat squishy ones
Long pointy ones
Hairy ones and dripping ones
Just a safe mouth to cheek and maybe a rub on the back
I could even get used to this
But I won’t
I shall grab your hand firmly, there will be no confusion, no nose kissing
We shall greet each other the way always have
With a hongi
Pressing
Knowing
The mingling of breath
of life force
Tena koe.

di Briar Grace-Smith
(in Toi Wahine, curato da Robyn Kahukiwa, Penguin 1995)